La tavola degli uomini

image

L’educazione al cibo, dal benessere personale al benessere planetario ovvero di tutte le specie animali e dell’ambiente - l’etica in tavola all’Arengario di Monza.

image

Dal Palelolitico ad oggi, nell’Europa mediterranea, l’impatto ambientale delle scelte alimentari riflette l’impatto sulla nostra salute personale, dentro e fuori dal corpo: le molecole derivanti dal cibo mangiato lavorano dentro, le emissioni dovute alle lavorazioni alimentari lavorano fuori.

image

La dieta dell’uomo delle caverne è a base prevalentemente vegetale: l’uomo è raccoglitore di bacche, radici, tuberi, frutti, uova; ogni tanto assaggia insetti e si imbatte in animali morti. Non è un cacciatore e il suo impatto ambientale è praticamente inesistente.

image

Un salto in avanti e arriviamo ai Babilonesi, gran consumatori di minestre ma anche formaggi; agli Egizi, con i loro cereali coltivati lungo il grande fiume e anche orti e frutteti per legumi e frutta; ai pasti dei Fenici a base di farro, orzo e legumi (focacce, pane e zuppe); fino all’alimentazione minoica di Creta a base di olio (certamente extravergine) d’oliva, legumi, quasi niente carne e raramente pesce, scientificamente riconosciuta come dieta estremamente salutare, con benefici noti in tutto il mondo fin dai tempi antichi.

Tutte queste popolazioni usavano spezie e aromi che esaltano i sapori e arricchiscono impiatti.

Dall’antica grecia, attraverso Etruschi e Romani, le tavole diventano sempre più ricche, fino ad epoche (Medioevo e Rinascimento) in cui compare carne di ogni tipo (compresi balene, foche e trichechi!) voluta dalla nobiltà ingorda e con un’alimentazione molto pesante.

image

Un altro gran salto ed eccoci al 1800, epoca dei primi paradossi alimentari che ancora oggi caratterizzano le nostre cattive abitudini. Ne è esempio la produzione massiccia del pane bianco, con la farina impoverita nutrizionalmente e poco sana: l’attrattiva del “bianco” quale prerogativa del lusso faceva passare in secondo piano tutto il resto. Abbondanza di carne e nuove mode alimentari erano segnali di forza, potere e nobiltà.

Attraverso gli anni ‘50 e ‘80 del secolo scorso arriviamo al 2014 e il numero che indica l’impatto ambientale è eloquente.

image

Tra sandwich al prosciutto, hamburger con salse, formaggi, carni e dolciumi la nostra salute peggiora e i consumi e gli sprechi d’acqua sono spaventosi.

Ma c’è un finale a sorpresa che ci fa tornare alle origini e che non deve restare soltanto in bella mostra sulla finta tuttavia realistica tavola dell’Arengario.

image

Farina di castagne

image

L’ho messa nella torta con quella di farro (100gr. e 100gr.) e con un po’ di quella di mais fumetto; ho addolcito con 5 cucchiai di malto di riso e mezza mela a cubetti, ho aggiunto mezzo bicchiere di olio di mais e un po’ di sali lievitanti (bicarbonato e tartrato); ho amalgamato con latte di soia e cotto in forno a 180°C.

Altri 100gr. di farina di castagne sono finiti nell’impasto del pane con 200gr. di farina di frumento; ci sarebbero state bene le noci ma c’ho messo scaglie di cioccolato fondente. Li ho regalati.